L'istruttore professionista

Che si tratti di Krav Maga, Kali Filippino, Jeet Kune Do, Street Boxe od altro, come riconoscere un istruttore professionista?

Anzitutto per essere definito “professionista” un istruttore deve svolgere l’incarico didattico come attività lavorativa principale, ovvero deve insegnare per mestiere. Condizione essenziale è, per tanto, l’attribuzione da parte dell’Agenzia delle Entrate di un numero di partita iva, previa regolare dichiarazione d’inizio attività. Non hai la partita iva? Non sei un professionista.

Il secondo requisito in ordine d’importanza è la reale formazione tecnica. Essere iscritto nei registri del CONI è certamente un buon punto di partenza, ma non è sufficiente. Dove si è addestrato il tuo istruttore? Da chi ha imparato il sistema che insegna? Da quanto tempo pratica?
Le risposte a queste domande sono essenziali. Aver conseguito un diploma d’istruttore dopo due anni di pratica come allievo ed un corso formativo di venti ore presso il club “Amici del Krav Maga” non è la stessa cosa che avere alle spalle venticinque o trent’anni di duri allenamenti ed un training continuativo presso società per la formazione professionale gestite da ex membri delle forze speciali israeliane.

L’esperienza all’estero non è essenziale, ma certamente fa la differenza.

Il terzo requisito è l’attività sul campo. Senza esperienza diretta nella gestione della sicurezza, sia istituzionale che privata, non si potranno raggiungere le competenze necessarie a trasmettere ai propri allievi una preparazione adeguata.

Infine, se l’istruttore che ti trovi di fronte sostiene d’insegnarti il miglior metodo di difesa mai concepito, saluta cortesemente e cambia palestra. Mancanza di umiltà a parte, requisito indispensabile di qualunque buon insegnante, questo significa aver travisato completamente il concetto stesso di difesa personale, che non trova fondamento nell’autocelebrazione, ma nella continua evoluzione di tecniche e metodi al fine di mantenere uno standard addestrativo sempre ai massimi livelli, per poter affrontare con (relativa) sicurezza le sfide che la “strada” quotidianamente ci propone.